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Marketing e vendite: allineare due mondi

Ufficio direzionale con vista sulla città al tramonto

Allineare marketing e vendite significa smettere di trattarli come due reparti con obiettivi propri e farli lavorare come un unico percorso verso il cliente: stessa definizione di cliente ideale, stesso risultato da raggiungere, stesse informazioni condivise. Finché ciascuno ottimizza il proprio pezzo, l'impresa paga la distanza tra i due.

Perché marketing e vendite finiscono per non parlarsi?

Nelle imprese che accompagniamo la distanza tra marketing e vendite nasce quasi sempre da una ragione strutturale, non da cattiva volontà. Le due funzioni sono cresciute in tempi diversi e con logiche diverse: la rete vendita spesso esiste da quando esiste l'azienda, il marketing è arrivato dopo, magari come funzione di comunicazione o di supporto fieristico. Nessuno ha mai deciso davvero come i due mondi dovessero incastrarsi.

Il risultato è che ciascuno risponde a un obiettivo proprio. Il marketing viene giudicato sui contatti generati, sulla visibilità, sulla presenza online; le vendite sul fatturato chiuso. Sono metriche che non si parlano: si può fare bene la prima parte e male la seconda senza che nessuno se ne accorga per mesi.

A questo si aggiunge un problema di linguaggio. Quando chiediamo a marketing e vendite di descrivere il cliente ideale della stessa azienda, riceviamo spesso due ritratti diversi. Il primo descrive un pubblico, il secondo descrive persone concrete con obiezioni concrete. Finché queste due descrizioni non coincidono, ogni funzione lavora per un cliente che l'altra non riconosce.

Quali segnali indicano che le due funzioni sono disallineate?

Alcuni segnali sono ricorrenti e un imprenditore può osservarli senza bisogno di analisi complesse. Il primo: i venditori giudicano scadenti i contatti che il marketing produce, e il marketing risponde che i venditori non li lavorano. Quando questa conversazione si ripete a ogni riunione, il problema non è la qualità dei contatti ma l'assenza di una definizione condivisa di che cosa sia un contatto buono.

Il secondo segnale: le obiezioni che i clienti sollevano in trattativa non arrivano mai a chi costruisce i messaggi. Se il commerciale sente ogni settimana la stessa domanda sul prezzo, sui tempi di consegna o sull'assistenza, e i materiali di marketing non la affrontano, il flusso di informazioni è interrotto.

Il terzo: promesse divergenti. Il sito e le campagne raccontano un'azienda, la trattativa ne racconta un'altra. Pensiamo a un'impresa meccanica di provincia che comunica innovazione e flessibilità, mentre gli agenti in visita vendono sul prezzo perché è l'argomento che conoscono meglio. Il cliente percepisce l'incoerenza prima ancora di saperla nominare, e la fiducia si costruisce più lentamente di quanto dovrebbe.

Da dove si parte per allineare marketing e vendite?

Si parte da una decisione, non da uno strumento. Prima di introdurre un CRM, una riunione settimanale o un nuovo processo, l'imprenditore deve rispondere a due domande insieme alle due funzioni: chi è il nostro cliente ideale e che cosa consideriamo un risultato.

La prima domanda sembra banale e non lo è. Definire il cliente ideale significa scegliere, e scegliere significa anche escludere: dire a quali richieste rispondere con priorità e quali lasciar andare. È una decisione strategica che non spetta né al marketing né alle vendite da soli, perché entrambi tendono a definirlo a propria immagine — il marketing sceglie il cliente più facile da raggiungere, le vendite quello più facile da chiudere.

La seconda domanda riguarda il risultato. Se il marketing viene misurato sui contatti e le vendite sul chiuso, il punto di passaggio tra i due resta terra di nessuno. Serve una definizione comune di che cosa rende un contatto pronto per la trattativa, costruita ascoltando entrambe le parti. Nel nostro metodo questo lavoro appartiene alla fase di Direzione: prima si decide la rotta, poi si costruiscono processi e strumenti che la rendono operativa.

Che cosa cambia in pratica quando i due mondi lavorano insieme?

Cambia il modo in cui le informazioni circolano, e con esse la qualità delle decisioni. Il passaggio dal contatto alla trattativa smette di essere un salto nel vuoto e diventa un passaggio di testimone: il venditore sa che cosa il potenziale cliente ha già visto, letto e chiesto; il marketing sa quali obiezioni emergono in trattativa e le usa per correggere messaggi e materiali.

Un esempio tipico: una PMI alimentare che ha sempre venduto tramite intermediari e decide di rivolgersi direttamente a ristorazione e negozi specializzati. Se marketing e vendite lavorano separati, il primo produce contenuti generici e il secondo improvvisa argomentazioni. Se lavorano allineati, le domande raccolte nei primi incontri commerciali diventano la materia prima dei contenuti successivi, e ogni trattativa parte da un terreno già preparato.

Cambia anche il clima interno. Quando le due funzioni condividono la stessa definizione di successo, le riunioni smettono di essere un rimpallo di responsabilità e diventano un luogo dove si correggono le cose insieme. È un cambiamento che l'imprenditore percepisce prima nei toni delle riunioni che nei risultati commerciali, ma i secondi seguono i primi.

Quando questo lavoro non è la priorità?

Non sempre l'allineamento tra marketing e vendite è il primo problema da affrontare, e dirlo fa parte di una diagnosi onesta. Se l'impresa non ha ancora deciso il proprio posizionamento — a chi si rivolge, con quale promessa, in che cosa è diversa — allineare le due funzioni significa allinearle su una rotta che non esiste. In questi casi lavorare sui processi è prematuro: si costruirebbe coordinamento attorno a un vuoto strategico.

Allo stesso modo, se una delle due funzioni di fatto non esiste — pensiamo a un'azienda di serramenti guidata dal titolare, dove le vendite le fa lui e il marketing è affidato a fornitori occasionali — il tema non è l'allineamento ma la strutturazione: decidere quale funzione costruire, con quali ruoli e con quale presidio.

Infine, serve una direzione che sappia decidere. L'allineamento richiede scelte che scontentano qualcuno nel breve periodo, e senza un imprenditore o una direzione coesa disposti a farle, ogni processo condiviso torna rapidamente alle vecchie abitudini. Il nostro lavoro comincia proprio da qui: aiutare a capire qual è il problema vero, prima di correggere quello apparente.

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